lunedì 17 agosto 2009
Lavori in corso
venerdì 7 agosto 2009
E l’odore continua…
Nonostante le tante proteste di singoli cittadini, di gruppi e associazioni, nonostante due interrogazioni al consiglio regionale, nonostante l’ispezione dell’assessorato all’ambiente della provincia, l’odore proveniente dall’impianto di compostaggio del CASIC quasi ogni mattina entra in casa a ricordarci quanto siamo bravi nella raccolta differenziata.
Certo, l’odore non ha mai ucciso nessuno, noi capoterresi poi, siamo circondati dai fumi provenienti da Sarroch e da Macchiareddu che magari non puzzano ma chissà che altre cose potrebbero causarci, però…perché dobbiamo sorbirci questa fastidiosissima puzza? Certo, si risolvesse questo problema ce ne rimarrebbero mille altri, ma credo che i problemi vadano risolti tutti e che cambiare l’oggetto del discorso sia quantomeno controproducente. Un problema più serio lo si trova sempre e, spesso, è la scusa di tanti per non risolvere nulla.
Torniamo quindi all’impianto di compostaggio e la fatidica domanda: perché tanta puzza? Cosa si deve affinché l’impianto funzioni senza generare sempre questo fetore? Chi deve effettuare i controlli? E soprattutto chi deve risolvere il problema?
A queste (e altre) domande ha risposto il bell’incontro organizzato dai ragazzi di Demos Capoterra il 18 luglio nella piazzetta del centro commerciale i Gabbiani.
Non dirò nulla di cosa si è detto ma lascio che siano gli interventi a spiegare, sicuramente meglio di come farei io, i problemi e le possibili soluzioni.
http://www.demoscapoterra.org/Documenti/SUNTO%20INTERVENTI%2018%20LUGLIO.pdf
Qui si possono scaricare gli interventi dei tecnici che danno spiegazioni tecnico - legali all'argomento.
Voglio invece parlare di due aspetti che mi hanno colpito, uno favorevolmente, l’altro negativamente.
L’aspetto che mi ha colpito favorevolmente è stato il metodo. Il metodo che i ragazzi di Demos Capoterra hanno utilizzato per affrontare il problema. Senza isterismi o urla ma semplicemente studiando il problema, cercando le soluzioni e i responsabili che possono risolvere il problema.
In pratica il metodo usato da noi dell’Associazione 22 ottobre, in modo da far capire alle varie amministrazioni (comunale, provinciale, regionale) che non ha a che fare con persone che si possono abbindolare facilmente con false promesse ma che siamo consapevoli dei problemi che ci sono nel nostro territorio e VOGLIAMO che siano risolti e gli staremo dietro per fargli sentire il nostro fiato sul collo, fino a che non saranno risolti.
Si tratti delle opere di messa in sicurezza dei fiumi o dell’impianto di compostaggio è lo stesso. Il messaggio è: a Capoterra ci sono dei gruppi di cittadini che si sono svegliati e che si stanno mettendo in gioco, mettendoci anche la faccia, per migliorare le cose.
Questo rimanda all’aspetto che mi ha colpito negativamente. La partecipazione. Ovunque vada, dal supermercato all’edicola, dal bar alle poste, in ogni zona di Capoterra l’argomento “puzza dall’impianto di compostaggio” è uno dei più gettonati. Ma allora perché, mi domando, ad un’incontro che parla di puzza non ci sono centinaia di persone che vogliono informarsi, fare domande, capire?
È quello che succede anche alle nostre iniziative. Se facciamo un incontro nella parrocchia di Frutti d’Oro per parlare dell’alluvione vengono una decina di persone malgrado l’alluvione abbia toccato tutti.
Sarebbe facile dare la colpa alla “gente” ma non credo sia cosi semplice. Ci sono tante cose dietro (ma anche davanti e ai lati!) ma credo che uno dei motivi di tanta disaffezione alla politica (perché di politica si tratta) sia la mancanza di riscontri concreti quando si cerca di portare avanti le istanze collettive, legata alla tendenza a demandare ai potenti di turno le decisioni che (sembra) non ci riguardano direttamente.
Cosa si può fare allora per invertire questo processo? Io (che sono un inguaribile ottimista) credo che questo processo si stia già invertendo e la dimostrazione è il “fermento” politico (dato anche dalla nostra associazione) che sta crescendo nella comunità, portato avanti (quasi esclusivamente) da persone che sino ad ora non avevano messo a disposizione della collettività parte di loro stessi e che, soprattutto, e che non ha interessi personali a “buttarsi in politica” se non quelli di assicurare un futuro migliore ai propri figli e alla comunità in cui (speriamo sempre di più) ci riconosciamo, quella di Capoterra.
sabato 1 agosto 2009
Odori sgradevoli e fumi tossici.
di Gianleonardo Cordagiovedì 30 luglio 2009
Dopo aver assistito alla proiezione del film “OIL” ho cercato di capire se esistessero dati oggettivi capaci di darmi qualche risposta sul rischio sanitario legato all’inquinamento industriale nei comuni limitrofi all’area industriale di Sarroch.
Internet è preziosissimo, perchè è possibile trovarvi una notevole quantità di informazioni, spesso nei posti più impensati. L’unica prudenza da adottare è valutare sempre con molta attenzione la fonte e la qualità dei dati rinvenuti.
La statistica. Questa è stata la mia prima risposta. Ufficiale, pertinente, accessibile.
Ho pensato di andare a vedere i dati demografici Istat della provincia di Cagliari, per fare un paragone tra la mortalità dei comuni dell’area industriale e quella degli altri.
Ho scaricato i dati e li ho disposti e rielaborati in modo da renderli comprensibili.
Il risultato: diversi grafici dai quali risulta la mortalità (in percentuale) della popolazione maschile e femminile negli anni dal 2002 al 2008 per ciascun comune della provincia di Cagliari.
Nei grafici, che riporto di seguito, ho evidenziato con un circoletto rosso i comuni i cui territori, a seconda di come spira il vento, potrebbero essere interessati dal flusso delle emissioni in atmosfera dell’area industriale di Sarroch.
Si tratta di Sarroch, ovviamente, quindi di Villa San Pietro e Pula e poi di Capoterra.
Vista l’enfasi con cui viene trattato il problema dell’inquinamento industriale, mi aspettavo che ci fosse una sia pur minima evidenza di una maggiore mortalità. Mi aspettavo di trovare, se non i valori massimi, quantomeno dei valori medio-alti.
Ma fortunatamente sembra che non vi sia una relazione diretta tra la presenza dell’area industriale e la mortalità totale nei comuni interessati.
Questo risultato suscita una serie di interrogativi. Per esempio: l’andamento della mortalità totale dipende dall’età media degli abitanti? In un paese di giovani potrei aspettarmi che i morti siano di meno.
O dipende dal reddito medio? Magari, se uno ha un lavoro stabile e più soldi, può pagarsi medico e medicine, fare un po' di sport e qualche vacanza e rischiare meno di avere un infarto, anche in caso di maggiori rischi di tumore per le emissioni industriali in atmosfera.
E ad Armungia e Gergei si muore per incidenti con il trattore?
E di cosa sono morti nel 2004 e nel 2005 a Setzu?
E a Nuraminis l’anno scorso ci sono stati più morti a causa degli incidenti stradali?
O vicino alle strade si muore di tumore al polmone dovuto alle polveri sottili da consumo dei freni e combustione di carburanti e oli?
O in casa si muore di tumore al polmone per gli aerosol di detersivi che si respirano?
O si muore di tumore al polmone per l’amianto di cisterne e condotte non bonificate sparse un po’ dappertutto?
O in ufficio si muore per tumore al polmone dovuto alle esalazioni della fotocopiatrice?
E cosa si rischia a respirare il benzene al self service del distributore di carburante? E il radon che filtra dalle fondamenta di casa?
E cosa rischierebbero quelli che lavorano nell’industria se lavorassero invece nell’edilizia o in agricoltura o non lavorassero affatto?
Nel 2008 a Sarroch sono decedute 41 persone su una popolazione di 5317 abitanti (0,7%), valore vicino a quello sostenuto da Muravera, che ha avuto 41 morti per 5155 abitanti.
Quanti sono stati effettivamente i morti per tumore? E di che tipo? E che variazioni ci sono rispetto alla media regionale?
Ed è possibile che la sanità riesca a tenere stabilmente una contabilità dettagliata e modernamente organizzata dei decessi e delle loro cause e fornire i dati nel modo più corretto per eventuali correlazioni con i problemi ambientali e socio-economici?
Ed è possibile avere nelle aree esterne a Sarroch e Macchiareddu una rete urbana di monitoraggio della qualità dell’aria in aggiunta alle reti industriali?
Per non dover basare le proprie scelte su film che riportano, più che le informazioni, le opinioni della gente?
Lorella Vargiu
domenica 26 luglio 2009
OIL, un dibattito.
Ma non per le novità che c’erano o per i nuovi dati che mi ha fornito.
Mi è piaciuto perché mi ha emozionato, perché ha messo in fila tutte le cose di cui si parla tanto ma che non si approfondiscono mai.
O meglio, il film mi ha informato (o ricordato) che un approfondimento c’è stato, alla fine del 2006 è stato pubblicato il “Rapporto Sarroch ambiente e salute”, di Annibale Biggeri, Dolores Catelan e Fabio Barbone.
La cosa più interessante del documentario è stato comunque il dibattito. Quello in sala e quello fuori dalla sala, sia in piazza che nella “piazza virtuale”.
E basterebbe questo a dare un senso al film, o documentario o docufilm, quello che vi pare. Perché queste “opere”, faziose, schierate, poco documentate, irreali, servono a fomentare il dibattito, a creare un caso che va poi approfondito, devono stimolare la curiosità.
La domanda fondamentale che mi sono posto sentendo le varie campane (pro o contro OIL) è:
si può parlare di SARAS?
La mia risposta per ora è:
si, però…
Però si devono dare numeri, non basta guardare l’aria e sentire la puzza anche a Capoterra.
Però anche tu usi la macchina, quindi cosa pretendi.
Però la SARAS non ha emissioni al di fuori dei limiti di legge.
Però ne hanno già parlato altri, che facciamo, continuiamo?
Però ci sono altre realtà che sono peggio della nostra, hai presente Falconara?
Però a Sarroch i malati ed i morti sono uguali a quelli che ci sono nel resto d’Italia.
Dopo il film parlavo con dei miei amici che lavorano alla SARAS. Loro dicevano che il film non poteva essere più tetro di cosi.
Io pensavo che potesse esserlo. Per esempio manca l’odore.
Poi mi sono informato. Ho trovato il “famigerato” rapporto ed i dati di altri due studi: uno effettuato dal DRIAS (Disturbi respiratori nell’infanzia e ambiente in Sardegna) e un altro promosso
dall'Assessorato regionale della sanità sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Sardegna.
Secondo il primo studio a Sarroch vi è il doppio della media generale dei ricoveri per asma. Tali dati sono confermati dall’archivio dei ricoveri regionali (+ 11 % dei bambini e + 28 % delle bambine, età 0-14 anni).
I dati del secondo rapporto invece confermano gli indici della mortalità ISTAT 1997-2001 e le schede di ricovero ospedaliero:
a Sarroch si verificano eccessi rispetto alla media regionale:
- tra gli uomini del 10% per le malattie dell’apparato respiratorio e del 13-24 % per i tumori al polmone;
- tra le donne del 10-16 % per le malattie dell’apparato respiratorio e del 20 % per i tumori al polmone.
Oltre a questi dati “omessi” dal film ce ne sono altri che spiegano quelli appena citati.
L’indagine compiuta dai ricercatori dell’Università di Firenze (ma cosa sono venuti a fare in Sardegna, non avevano nulla da controllare in Toscana?) ha messo a confronto la popolazione infantile di Sarroch con quella di Burcei. In particolare sono state controllate le emissioni nei due paesi e sono state messe a confronto con i disturbi respiratori.
“… sulla base delle misure medie settimanali ottenute con i dosimetri passivi nel Maggio 2007, l’Anidride Solforosa ha mostrato valori bassi a Burcei (dove si registra un valore minimo di 0,3 ed un valore massimo di 7,6 microgrammi/metrocubo) rispetto a Sarroch (dove il minimo registrato è stato 6,9 e il massimo 61,6) nello stesso arco temporale. Analogamente per gli Ossidi di Azoto (NO2) Burcei ha registrato un minimo di 1,7 e un massimo di 5,3 contro 5,2 e 22,4 a Sarroch. Il Benzene ha mostrato per lo stesso periodo valori a Burcei di 1,3 (minimo) e1,5 (massimo) microgrammi/metrocubo, mentre a Sarroch si hanno valori compresi tra 1,8 e 9,0. Non vi sono differenze importanti per l’Ozono, con Burcei che registra valori nell’ambito di 127,0-149,0 microgrammi/metrocubo contro 121,3-135,3 a Sarroch. Le concentrazioni giornaliere delle Polveri fini (PM10) come rilevate dalle centraline fisse della Provincia di Cagliari, Settore ecologia, e dal mezzo mobile della Provincia, hanno riportato a Sarroch 37 giorni sopra il valore di 40 microgrammi/metrocubo con una media di periodo di 22,6. A Burcei le misure ottenute con il mezzo mobile del Comune di Sarroch hanno riportato nei venti giorni di rilevazione 5 giorni con valori superiori a 40 mcg/mc con una media di periodo intorno a 30 microgrammi/metrocubo dovuta alla presenza di tempeste di sabbia proveniente dall’Africa nel periodo di monitoraggio a Giugno 2007”.
Ecco, sarebbe bastata una voce fuori campo che, alla fine del film, avesse letto questi dati e allora si che il film poteva essere più tetro!
lunedì 20 luglio 2009
Puzza di compostaggio o c'è dell'altro?
Non c'è dubbio che l'impianto di compostaggio generi odori poco gradevoli, ma oltre a questo c'è qualcosa di misterioso e sinistro che avviene un po’ più in la, durante la notte mentre tutti dormiamo, e che riversa nell'aria, senza che invece alcuno ne parli, tonnellate di veleni:
indirizzate lo sguardo verso la fiamma della Syndial e chiedetevi cosa succede in quel sito.
Non fatelo questi giorni però, perchè forse a causa dell'allarme odori la fiamma è (stranamente) piccola e fioca. Certe notti, invece, i fumi neri e densi ricoprono il cielo da Macchiareddu fino a Sarroch e oltre. Solo grazie al maestrale non sono visibili la mattina. Per questa ragione nei giorni di poco vento la fiamma rimane quasi spenta. Strano vero? Miracolo o astuzia?
Ascoltare, anche assecondare, la giusta protesta dei cittadini è sacrosanto. Giustissimo quindi convocare il giorno 18 luglio una interessante riunione pubblica per discutere di un'argomento molto sentito, ma attenzione al come ci si pone di fronte a un problema, quale importanza gli si assegna, perchè un conto è l'odore sgradevole del compost, altro sono le porcherie che certe lavorazioni misteriose ci costringono a respirare, a volte in modo totalmente inodore.
Chiunque di destra, sinistra o centro, abbia a cuore la propria salute e quella dei suoi cari la smetta di pensare sempre al Sindaco come capro espiatorio di tutto, (uno sport molto diffuso in questi tempi a Capoterra!), si occupi piuttosto di scoprire chi e cosa è veramente responsabile.
Perchè non indagare, per esempio, su chi decide di effettuare certe "lavorazioni" solo durante la notte e solo in certi giorni? Chi dà l'ordine a Macchiareddu? Lo da il Sindaco, gli Assessori, il Dirigente di turno? Oppure viene da... ROMA ?
Cosa si brucia dentro la Syndial? E cosa scaricano le navi che attraccano al pontile "della Rumianca"? Cosa contengono quelle enormi cisterne arruginite? Al fianco dell'oleodotto sono stati scavati dei pozzi di prelievo di sostanze tossiche finite in falda qualche anno fa? Quali sono queste sostanze?
Anni fa ci fu il tentativo di trasportare dalla penisola, e scaricare nei serbatoi di Macchiareddu, il CAPROLATTAME materia estremamente tossica, che si voleva smaltire "lavorandola" proprio negli impianti della Syndial? Non si è saputo più nulla, eppure all'ingresso dello stabilimento, stampata nei cartelli di pericolo visibili a chiunque la sostanza è elencata come presente, insieme ad altre altamente tossiche, anche se poi sullo stesso cartello è stata depennata con una striscia rossa.
Tante, tantissime domande senza risposte, che potrebberso invece essere fornite dagli organismi preposti alla tutela della salute pubblica. Basterebbe solo la volonta, anche politica, di indagare e controllare, perchè qui c'è in gioco, oltre alla sicurezza di qualche busta paga, anche la sicurezza e la salute di decine di migliaia (DECINE DI MIGLIAIA!!) di persone. Altro che odori sgradevoli!
Chi è in grado di intervenire, quindi, lo faccia.
Forse cosi la smetteremo tutti di abbaiare alla luna.
Gianleonardo Corda
lunedì 15 giugno 2009
Qualcosa si muove sul S. Gerolamo

Nel frattempo in queste settimane altri lavori sono stati avviati lungo l’alveo del San Gerolamo
Nella parte mediana del Rio, in zona Isca Su Loi, a metà strada tra Poggio e la Lott.ne Rio San Gerolamo, lungo la sponda sinistra (vicino al marmista) è stata ripristinata una condotta idrica che era stata tranciata per quasi 100 m dal fiume, all'altezza di quel tubo pensile verde ad arco che si vede in una foto fatta dall'elicottero della forestale il giorno dell'alluvione (chi ha partecipato agli incontri dell’Associazione 22 Ottobre l’avrà sicuramente vista).
Isca Su Loi: il ponte tubo danneggiato dall’alluvione (Foto M.Rita Lai 1 novembre 2008)
I lavori sono praticamente terminati come si può vedere dalla foto della zona interessata.
Isca Su Loi: lavori in corso per il ripristino della condotta idrica (Foto M.Rita Lai giugno 2009)
Intanto la settimana scorsa a Poggio, lungo la strada tra la diga e i campi sportivi è arrivata l'impresa che ha eseguito i sondaggi geognostici necessari per studiare il terreno di fondazione delle spalle del futuro nuovo ponte per Pauliara. I sondaggi, profondi circa 15-20 m, sono stati eseguiti sulla sponda destra all’incrocio tra la strada 37 e la 35, e sulla sponda sinistra in prossimità della rotonda per Residenza del Poggio. I sondaggi predisposti anche grazie alla collaborazione tra Genio Civile e Provincia di Cagliari, saranno esaminati dal personale esperto del Laboratorio Geotecnico Provinciale, lo stesso che ha studiato le carote di sondaggio eseguite nel corpo diga, che dovrà fornire ai progettisti le indicazioni sulle caratterisitiche geomeccaniche della roccia incontrata nei fori di sondaggio, fondamentali per il dimensionamento delle fondazioni della due spalle del futuro ponte.
I sondaggi geognostici a Pauliara (Foto M.Rita Lai giugno 2009)
Una volta predisposto il progetto del futuro ponte, che consentirà di ricollegare il quartiere di Pauliara con il resto della lottizzazione, si potrà mandare avanti la gara d’appalto, speriamo presto, di cui sarà responsabile ancora l’ufficio del Genio Civile dell’'Assessorato LL.PP.
Infine, ho appreso che proprio questa settimana l'Agenzia del Distretto Idrografico avrebbe finalmente affidato il tanto sospirato incarico sullo studio idrogeologico preliminare del bacino idrografico del Rio San Gerolamo. Il famoso studio, che aspettavamo oramai da OTTO MESI, senza il quale non sarà possibile fare le indispensabili varianti al PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) e avere i dati idraulici essenziali per la riprogettazione di tutti i ponti. La società incaricata a grandi linee dovrà eseguire le seguenti attività: studio di dettaglio dell'alveo del fiume, dalla zona della chiesetta di San Gerolamo fino alla foce, compreso un grosso tratto del Rio Masone Ollastu dalla foce verso monte; studio dell'area esondata; studio geomorfologico ed idraulico; stima del trasporto solido; stima di massima delle opere necessarie per la messa in sicurezza del fiume (una specie di progetto di prefattibilità generale che comprende anche ponti, strade, manufatti da de localizzare); indicazioni per la revisione del PAI; indicazioni per la stesura del piano di protezione civile comunale e per i sistemi di allertamento della popolazione in caso di alluvione.
Poggio dei Pini: la zona della coda del lago alla confluenza del San Gerolamo con gli altri affluenti: si vede l’enorme massa di sedimenti depositati dall’acqua e le dimensioni raggiunte dall’alveo (foto Corpo Forestale 22 ottobre 2008)
Questa è la partita più importante per le nostre comunità attraversate dal fiume perché da quanto si deciderà a livello regionale, in accordo col comune e con le altre amministrazioni coinvolte (ANAS, Abbanoa, ecc.) dipenderanno il futuro e l’assetto stesso di molte infrastrutture della nostra comunità.
Un esempio fra tutti, se si decidesse di adeguare la sezione del fiume , mediante la realizzazione di argini, in modo da contenere la quantità d’acqua e sedimenti passati il 22 ottobre, a occhio e croce si dovrebbe prevedere una sezione di circa 50-60 m di larghezza per circa 4-5 m di altezza. E’ chiaro che in certe zone questo equivarrebbe a stravolgere l’assetto attuale, ad esempio se si facesse una cosa simile nell’area sportiva di Poggio dei Pini equivarrebbe a realizzare gli argini dove adesso ci sono gli spogliatoi dei campi di calcio., mentre se si adottasse lo stesso criterio più a valle nella Lott.ne S. Gerolamo o a Frutti d’oro alcune case potrebbero essere coinvolte dai lavori di arginatura, e poi come si risolverebbe questo problema con le intersezioni dei ponti esistenti tutti a quote molto più basse dei futuri argini?
Ecco perché è molto importante che in questo tavolo di “concertazione” con la Regione l’Associazione 22 Ottobre possa rivestire un ruolo importante, non solo interlocutorio ma anche propositivo.