mercoledì 26 agosto 2009

Canone depurazione o illegittimo balzèllo?


di Gianleonardo Corda


Non bastavano i danni creati dalla disastrosa alluvione del 22 Ottobre 2008 a rendere insopportabile la vita di moltissimi cittadini: le strade interne di Rio San Girolamo sembrano appena uscite da un bombardamento; le strade di Poggio, distrutte dalla furia dell'acqua, ancora attendono un provvisorio manto di asfalto; il ponte dell'Idrocontrol insieme all'altro che dovrebbe rompere l'isolamento di Pauliaria sono ancora sulla carta, come di carta, cartacce e immondizia varia sono stracolme le strade e le cunette dei quartieri periferici e del territorio; l'impianto di compostaggio regala terrificanti profumi che allietano queste torride notti estive; il depuratore del Tecnocasic scarica a mare liquami DOC; la Saras e la Syndial, non volendo essere da meno, immettono nell'atmosfera decine di tonnellate di veleni. Insomma, in aggiunta a madre natura, chi può si adopera con tutti i mezzi per rendere la vita dei Capoterresi più movimentata. Poteva mancare il Comune di Capoterra dall'elenco? Certo che no! Ed allora, tanto per gradire, ecco in arrivo le cartelle per il pagamento del consumo dell'acqua, del canone fognario e acque reflue. Tutto in regola? Neppure per sogno. Gli esperti del Comune, che tanto esperti non sembrano, non si sono accorti che il giorno 8/10/2008, cioè 14 giorni prima dell'alluvione, la Corte Costituzionale giudicava illegittima la norma che obbligava al pagamento del canone delle acque reflue anche in assenza di depurazione, per guasto o insussistenza anche temporanea della rete fognaria....."...La Corte Costituzionale riuniti i giudizi, 1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), sia nel testo originario, sia nel testo modificato dall'art. 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi»;2) dichiara, ai sensi dell''art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimità costituzionale dell''art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattiv..." Poiché il collettore e parte del sistema fognario di Poggio dei Pini, Residenza del Poggio sono stati trascinati via dal fiume la mattina del 22 ottobre, e considerato che i lavori per il totale ripristino e riallaccio delle utenze sono quasi ultimati (il cantiere di Abbanoa è ancora aperto), si chiede se non sia opportuno che il Comune, con un inusitato atto di umiltà, richiami indietro le bollette inviate le scorse settimane, non solo per un senso di giustizia ed equità, ma anche per scongiurare una valanga di ovvi, sacrosanti (e vincenti), ricorsi da parte di quelle migliaia di cittadini che non hanno usufruito del servizio in tutti questi mesi.



lunedì 17 agosto 2009

Lavori in corso

Si avvicina oramai il mese che da il nome alla nostra Associazione e noi tutti incominciamo a vivere con ansia l’attesa delle “prime gocce d’acqua” che, immancabilmente, ci accompagneranno fino alla prossima bella stagione.
Sperando che queste “prime gocce d’acqua” restino tali e non diventino un fiume in piena, considerato che chi di dovere, ovvero le istituzioni, non accennano minimamente a correre per mantenere le tante promesse fatte e quindi garantirci un autunno sicuro, il nostro gruppo ha lavorato da quando è nato, per sensibilizzare le amministrazioni e la popolazione e permettere quindi a tutti di vivere una stagione fredda con maggiore serenità.
Oltre i vari incontri informativi organizzati con esperti dei vari settori che interessano dalla meteorologia alla geologia per passare per l’ingegneria naturalistica, abbiamo avuto delle riunioni interne al Consiglio Direttivo (C.D.) da cui sono scaturiti diversi progetti.
Il primo fra tutti è stato quello che ha visto nascere in seno al C.D. 8 gruppi di lavoro al fine di non disperdere le risorse affinché ognuno possa operare al meglio nel settore a lui più confacente.
Tali gruppi di lavoro rispecchiano tutti i settori che ci siamo prefissi di seguire, e precisamente:

o Patto del Fiume;

o Programmazione;

o Parco Fluviale;

o Logistica ed Organizzazione;

o Informazione e comunicazione + addetto stampa;

o Gruppi di Acquisto Solidale (GAS);

o Meteorologia e Protezione Civile;

o Sviluppo Eco-Compatibile;

Si è deciso, inoltre, di aprire i gruppi di lavoro a tutti coloro che, tra i soci Ordinari e Sostenitori, volessero coadiuvare i Fondatori nel lavoro che si sono prefissi.
A tal fine si può manifestare la propria disponibilità inviando una mail all’indirizzo info@22ottobre.org
indicando il settore in cui si preferisce collaborare.
Giusto per dare notizia circa le attività che stiamo svolgendo, oltre alle lettere di presentazione inviate alle istituzioni immediatamente dopo la nascita del sodalizio ed agli incontri svolti in varie località del territorio, conosciuto il nome della società che sta eseguendo i progetti di ripristino del bacino idrografico, abbiamo voluto informare l’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna circa le nostre prerogative inviandogli la lettera con protocollo 08/09
che trovate in allegato.
Sempre in questo periodo abbiamo approfondito anche il settore relativo all’ambiente e, in seguito alle segnalazioni pervenute da parte di cittadini abbiamo predisposto la lettera con protocollo 07/09, anch’essa in allegato.
A livello informativo il settore Meteorologia e Protezione Civile sta dando i natali ad un archivio cartografico-informatico dei dati relativi ai punti critici nei quali si sono avuti danni per l'alluvione.
Lo stesso settore sta operando per rendere pubblici in modo facilmente comprensibile i dati relativi alle condizioni meteorologiche rilevati dall’Osservatorio di Poggio dei Pini, a quelli rilevati da eventuali stazioni dell’associazione installate nei punti più significativi, oltre quelli che verranno messi a disposizioni da privati cittadini che hanno proprie stazioni meteorologiche installate in posizioni importanti. L’interpretazione di questi dati dovrà permettere ai privati
cittadini, qualora non venisse fatto dalla pubblica amministrazione, di stabilire le situazioni di pericolo che dovessero interessare il nostro abitato e quindi prendere l’eventuale decisione di allontanarsi.
Questo servizio, che non deve essere minimamente confuso come un servizio di protezione civile, vuole invece essere un servizio d’informazione che permetta al singolo cittadino d’essere informato sulle condizioni del nostro territorio.
Il servizio sarà verosimilmente integrato, nel tempo, con webcam o altri sistemi elettronici che permetteranno il controllo in tempo reale della stato delle aste fluviali, cosicché si possa vivere più tranquillamente l’attesa della sistemazione di tutto il bacino idrografico del Rio San Gerolamo, del Rio Masone Ollastu e di tutti i loro affluenti.
L’associazione già da tempo si sta interessando di Gruppi d’Acquisto Solidale grazie all’operato di diversi soci Fondatori, chiunque volesse entrare a far parte del gruppo a cui vengono costantemente comunicate le offerte delle attività selezionate potrà inviare un messaggio all’indirizzo precedentemente indicato.
Allo stesso indirizzo si potrà inviare qualunque segnalazione relativa a questioni inerenti il nostro territorio, informazioni che verranno controllate, e debitamente valutate al fine di prendere poi le conseguenti decisioni condivise tra i Fondatori ed i segnalatori.
La nostra Associazione è nata affinché nella nostra zona si possa continuare vivere con serenità e con piacere come quando abbiamo acquistato o costruito le nostre case.
Certo non può e non vuole essere la panacea mitologica ma vuole essere un segnale per la popolazione e le istituzioni e questo è possibile solo con il lavoro condiviso di tutti.

Luca Salvetti

venerdì 7 agosto 2009

E l’odore continua…

Nonostante le tante proteste di singoli cittadini, di gruppi e associazioni, nonostante due interrogazioni al consiglio regionale, nonostante l’ispezione dell’assessorato all’ambiente della provincia, l’odore proveniente dall’impianto di compostaggio del CASIC quasi ogni mattina entra in casa a ricordarci quanto siamo bravi nella raccolta differenziata.


Certo, l’odore non ha mai ucciso nessuno, noi capoterresi poi, siamo circondati dai fumi provenienti da Sarroch e da Macchiareddu che magari non puzzano ma chissà che altre cose potrebbero causarci, però…perché dobbiamo sorbirci questa fastidiosissima puzza? Certo, si risolvesse questo problema ce ne rimarrebbero mille altri, ma credo che i problemi vadano risolti tutti e che cambiare l’oggetto del discorso sia quantomeno controproducente. Un problema più serio lo si trova sempre e, spesso, è la scusa di tanti per non risolvere nulla.

Torniamo quindi all’impianto di compostaggio e la fatidica domanda: perché tanta puzza? Cosa si deve affinché l’impianto funzioni senza generare sempre questo fetore? Chi deve effettuare i controlli? E soprattutto chi deve risolvere il problema?


A queste (e altre) domande ha risposto il bell’incontro organizzato dai ragazzi di Demos Capoterra il 18 luglio nella piazzetta del centro commerciale i Gabbiani.

Non dirò nulla di cosa si è detto ma lascio che siano gli interventi a spiegare, sicuramente meglio di come farei io, i problemi e le possibili soluzioni.


http://www.demoscapoterra.org/Documenti/SUNTO%20INTERVENTI%2018%20LUGLIO.pdf

Qui si possono scaricare gli interventi dei tecnici che danno spiegazioni tecnico - legali all'argomento.


Voglio invece parlare di due aspetti che mi hanno colpito, uno favorevolmente, l’altro negativamente.


L’aspetto che mi ha colpito favorevolmente è stato il metodo. Il metodo che i ragazzi di Demos Capoterra hanno utilizzato per affrontare il problema. Senza isterismi o urla ma semplicemente studiando il problema, cercando le soluzioni e i responsabili che possono risolvere il problema.

In pratica il metodo usato da noi dell’Associazione 22 ottobre, in modo da far capire alle varie amministrazioni (comunale, provinciale, regionale) che non ha a che fare con persone che si possono abbindolare facilmente con false promesse ma che siamo consapevoli dei problemi che ci sono nel nostro territorio e VOGLIAMO che siano risolti e gli staremo dietro per fargli sentire il nostro fiato sul collo, fino a che non saranno risolti.

Si tratti delle opere di messa in sicurezza dei fiumi o dell’impianto di compostaggio è lo stesso. Il messaggio è: a Capoterra ci sono dei gruppi di cittadini che si sono svegliati e che si stanno mettendo in gioco, mettendoci anche la faccia, per migliorare le cose.


Questo rimanda all’aspetto che mi ha colpito negativamente. La partecipazione. Ovunque vada, dal supermercato all’edicola, dal bar alle poste, in ogni zona di Capoterra l’argomento “puzza dall’impianto di compostaggio” è uno dei più gettonati. Ma allora perché, mi domando, ad un’incontro che parla di puzza non ci sono centinaia di persone che vogliono informarsi, fare domande, capire?


È quello che succede anche alle nostre iniziative. Se facciamo un incontro nella parrocchia di Frutti d’Oro per parlare dell’alluvione vengono una decina di persone malgrado l’alluvione abbia toccato tutti.

Sarebbe facile dare la colpa alla “gente” ma non credo sia cosi semplice. Ci sono tante cose dietro (ma anche davanti e ai lati!) ma credo che uno dei motivi di tanta disaffezione alla politica (perché di politica si tratta) sia la mancanza di riscontri concreti quando si cerca di portare avanti le istanze collettive, legata alla tendenza a demandare ai potenti di turno le decisioni che (sembra) non ci riguardano direttamente.


Cosa si può fare allora per invertire questo processo? Io (che sono un inguaribile ottimista) credo che questo processo si stia già invertendo e la dimostrazione è il “fermento” politico (dato anche dalla nostra associazione) che sta crescendo nella comunità, portato avanti (quasi esclusivamente) da persone che sino ad ora non avevano messo a disposizione della collettività parte di loro stessi e che, soprattutto, e che non ha interessi personali a “buttarsi in politica” se non quelli di assicurare un futuro migliore ai propri figli e alla comunità in cui (speriamo sempre di più) ci riconosciamo, quella di Capoterra.

sabato 1 agosto 2009

Odori sgradevoli e fumi tossici.

di Gianleonardo Corda


I giorni scorsi i cittadini di Capoterra, forse distratti dal disagio e dalle polemiche sugli odori sgradevoli dell'impianto di compostaggio, non si sono accorti di un'altro grave pericolo incombente sulle loro teste, dopo il fumo proveniente dalla Syndial di Macchiareddu. Stavolta sono stati gli impianti della Saras che regalavano alla popolazione dei fumi densi e consistenti. A causa dello scirocco, si estendevano da Sarroch passando per Capoterra fino a mezzo campidano.
Non si vuole in questa sede sollevare una disquisizione tecnico-sanitaria sulla composizione o tossicità di queste emissioni, ne aprire una polemica sulle opinioni contrastanti relative al film OIL, recentemente proiettato a Poggio dei Pini, quanto segnalare che pare alquanto inverosimile sostenere la tesi della raffineria che, pur impegnando risorse economiche ingenti unite a tecnologie avanzate, riesca a evitare di produrre emissioni inquinanti, o quantomeno queste siano nei limiti di legge. La buona informazione, e la sensibilità ambientale ci hanno convinti che vada ridimensionato l'uso dell'auto privata, che vadano rottamate le auto con elevate emissioni e non in regola con le severe norme EURO 4 ora 5, che vada incentivato l'uso dei mezzi pubblici ecc. ecc. Bene tutto cio è assolutamente inutile se bastano solo dieci minuti di funzionamento della raffineria per generare una quantità di materiale inquinante corrispondente a migliaia di auto con il motore acceso in contemporanea. Ai responsabili di questi impianti si chiede di giustificare quanto accaduto, mentre dai responsabili del monitoraggio e della tutela della salute pubblica si esige di comunicare alla popolazione quali rischi abbia corso nel respirare questa aria, e quali azioni abbia attivato per sanzionare tale attività e per evitare nel futuro il ripetersi di simili episodi. Anche se non è corretta una classifica del disagio è bene precisare che l'odore del compost è sicuramente sgradevole e fastidioso, ma il fumo nero nei bronchi e nei polmoni, a volte inodore, è sicuramente molto più pericoloso.

giovedì 30 luglio 2009

POCHI DATI PER TROPPE DOMANDE

Dopo aver assistito alla proiezione del film “OIL” ho cercato di capire se esistessero dati oggettivi capaci di darmi qualche risposta sul rischio sanitario legato all’inquinamento industriale nei comuni limitrofi all’area industriale di Sarroch.
Internet è preziosissimo, perchè è possibile trovarvi una notevole quantità di informazioni, spesso nei posti più impensati. L’unica prudenza da adottare è valutare sempre con molta attenzione la fonte e la qualità dei dati rinvenuti.

La statistica. Questa è stata la mia prima risposta. Ufficiale, pertinente, accessibile.
Ho pensato di andare a vedere i dati demografici Istat della provincia di Cagliari, per fare un paragone tra la mortalità dei comuni dell’area industriale e quella degli altri.
Ho scaricato i dati e li ho disposti e rielaborati in modo da renderli comprensibili.

Il risultato: diversi grafici dai quali risulta la mortalità (in percentuale) della popolazione maschile e femminile negli anni dal 2002 al 2008 per ciascun comune della provincia di Cagliari.

Nei grafici, che riporto di seguito, ho evidenziato con un circoletto rosso i comuni i cui territori, a seconda di come spira il vento, potrebbero essere interessati dal flusso delle emissioni in atmosfera dell’area industriale di Sarroch.
Si tratta di Sarroch, ovviamente, quindi di Villa San Pietro e Pula e poi di Capoterra.


Dati Istat di mortalità totale: 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008


Il confronto tra i comuni mette in evidenza un dato curioso: nel periodo 2002-2008 i comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Capoterra, Pula, presentano quasi sempre una mortalità su valori bassi, raramente su valori medi.

Vista l’enfasi con cui viene trattato il problema dell’inquinamento industriale, mi aspettavo che ci fosse una sia pur minima evidenza di una maggiore mortalità. Mi aspettavo di trovare, se non i valori massimi, quantomeno dei valori medio-alti.

Ma fortunatamente sembra che non vi sia una relazione diretta tra la presenza dell’area industriale e la mortalità totale nei comuni interessati.

Questo risultato suscita una serie di interrogativi. Per esempio: l’andamento della mortalità totale dipende dall’età media degli abitanti? In un paese di giovani potrei aspettarmi che i morti siano di meno.

O dipende dal reddito medio? Magari, se uno ha un lavoro stabile e più soldi, può pagarsi medico e medicine, fare un po' di sport e qualche vacanza e rischiare meno di avere un infarto, anche in caso di maggiori rischi di tumore per le emissioni industriali in atmosfera.

E ad Armungia e Gergei si muore per incidenti con il trattore?
E di cosa sono morti nel 2004 e nel 2005 a Setzu?

E a Nuraminis l’anno scorso ci sono stati più morti a causa degli incidenti stradali?
O vicino alle strade si muore di tumore al polmone dovuto alle polveri sottili da consumo dei freni e combustione di carburanti e oli?

O in casa si muore di tumore al polmone per gli aerosol di detersivi che si respirano?
O si muore di tumore al polmone per l’amianto di cisterne e condotte non bonificate sparse un po’ dappertutto?
O in ufficio si muore per tumore al polmone dovuto alle esalazioni della fotocopiatrice?

E cosa si rischia a respirare il benzene al self service del distributore di carburante? E il radon che filtra dalle fondamenta di casa?

E cosa rischierebbero quelli che lavorano nell’industria se lavorassero invece nell’edilizia o in agricoltura o non lavorassero affatto?
Ed è possibile che l’industria, causa dell’inquinamento, sia in qualche modo anche una causa di minor mortalità perché fornisce posti di lavoro e quindi contribuisce a ridurre il cosiddetto “indice di deprivazione” utilizzato nelle statistiche epidemiologiche?

Nel 2008 a Sarroch sono decedute 41 persone su una popolazione di 5317 abitanti (0,7%), valore vicino a quello sostenuto da Muravera, che ha avuto 41 morti per 5155 abitanti.
Quanti sono stati effettivamente i morti per tumore? E di che tipo? E che variazioni ci sono rispetto alla media regionale?

Ed è possibile che la sanità riesca a tenere stabilmente una contabilità dettagliata e modernamente organizzata dei decessi e delle loro cause e fornire i dati nel modo più corretto per eventuali correlazioni con i problemi ambientali e socio-economici?

Ed è possibile avere nelle aree esterne a Sarroch e Macchiareddu una rete urbana di monitoraggio della qualità dell’aria in aggiunta alle reti industriali?

Per non dover basare le proprie scelte su film che riportano, più che le informazioni, le opinioni della gente?


Lorella Vargiu




domenica 26 luglio 2009

OIL, un dibattito.

Ho finalmente visto il “famigerato” film OIL. Devo dire che mi è piaciuto.
Ma non per le novità che c’erano o per i nuovi dati che mi ha fornito.
Mi è piaciuto perché mi ha emozionato, perché ha messo in fila tutte le cose di cui si parla tanto ma che non si approfondiscono mai.

O meglio, il film mi ha informato (o ricordato) che un approfondimento c’è stato, alla fine del 2006 è stato pubblicato il “Rapporto Sarroch ambiente e salute”, di Annibale Biggeri, Dolores Catelan e Fabio Barbone.
La cosa più interessante del documentario è stato comunque il dibattito. Quello in sala e quello fuori dalla sala, sia in piazza che nella “piazza virtuale”.
E basterebbe questo a dare un senso al film, o documentario o docufilm, quello che vi pare. Perché queste “opere”, faziose, schierate, poco documentate, irreali, servono a fomentare il dibattito, a creare un caso che va poi approfondito, devono stimolare la curiosità.

La domanda fondamentale che mi sono posto sentendo le varie campane (pro o contro OIL) è:
si può parlare di SARAS?
La mia risposta per ora è:
si, però…
Però si devono dare numeri, non basta guardare l’aria e sentire la puzza anche a Capoterra.
Però anche tu usi la macchina, quindi cosa pretendi.
Però la SARAS non ha emissioni al di fuori dei limiti di legge.
Però ne hanno già parlato altri, che facciamo, continuiamo?
Però ci sono altre realtà che sono peggio della nostra, hai presente Falconara?
Però a Sarroch i malati ed i morti sono uguali a quelli che ci sono nel resto d’Italia.

Dopo il film parlavo con dei miei amici che lavorano alla SARAS. Loro dicevano che il film non poteva essere più tetro di cosi.
Io pensavo che potesse esserlo. Per esempio manca l’odore.

Poi mi sono informato. Ho trovato il “famigerato” rapporto ed i dati di altri due studi: uno effettuato dal DRIAS (Disturbi respiratori nell’infanzia e ambiente in Sardegna) e un altro promosso
dall'Assessorato regionale della sanità sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Sardegna.

Secondo il primo studio a Sarroch vi è il doppio della media generale dei ricoveri per asma. Tali dati sono confermati dall’archivio dei ricoveri regionali (+ 11 % dei bambini e + 28 % delle bambine, età 0-14 anni).
I dati del secondo rapporto invece confermano gli indici della mortalità ISTAT 1997-2001 e le schede di ricovero ospedaliero:
a Sarroch si verificano eccessi rispetto alla media regionale:
- tra gli uomini del 10% per le malattie dell’apparato respiratorio e del 13-24 % per i tumori al polmone;
- tra le donne del 10-16 % per le malattie dell’apparato respiratorio e del 20 % per i tumori al polmone.

Oltre a questi dati “omessi” dal film ce ne sono altri che spiegano quelli appena citati.

L’indagine compiuta dai ricercatori dell’Università di Firenze (ma cosa sono venuti a fare in Sardegna, non avevano nulla da controllare in Toscana?) ha messo a confronto la popolazione infantile di Sarroch con quella di Burcei. In particolare sono state controllate le emissioni nei due paesi e sono state messe a confronto con i disturbi respiratori.

“… sulla base delle misure medie settimanali ottenute con i dosimetri passivi nel Maggio 2007, l’Anidride Solforosa ha mostrato valori bassi a Burcei (dove si registra un valore minimo di 0,3 ed un valore massimo di 7,6 microgrammi/metrocubo) rispetto a Sarroch (dove il minimo registrato è stato 6,9 e il massimo 61,6) nello stesso arco temporale. Analogamente per gli Ossidi di Azoto (NO2) Burcei ha registrato un minimo di 1,7 e un massimo di 5,3 contro 5,2 e 22,4 a Sarroch. Il Benzene ha mostrato per lo stesso periodo valori a Burcei di 1,3 (minimo) e1,5 (massimo) microgrammi/metrocubo, mentre a Sarroch si hanno valori compresi tra 1,8 e 9,0. Non vi sono differenze importanti per l’Ozono, con Burcei che registra valori nell’ambito di 127,0-149,0 microgrammi/metrocubo contro 121,3-135,3 a Sarroch. Le concentrazioni giornaliere delle Polveri fini (PM10) come rilevate dalle centraline fisse della Provincia di Cagliari, Settore ecologia, e dal mezzo mobile della Provincia, hanno riportato a Sarroch 37 giorni sopra il valore di 40 microgrammi/metrocubo con una media di periodo di 22,6. A Burcei le misure ottenute con il mezzo mobile del Comune di Sarroch hanno riportato nei venti giorni di rilevazione 5 giorni con valori superiori a 40 mcg/mc con una media di periodo intorno a 30 microgrammi/metrocubo dovuta alla presenza di tempeste di sabbia proveniente dall’Africa nel periodo di monitoraggio a Giugno 2007”.


Ecco, sarebbe bastata una voce fuori campo che, alla fine del film, avesse letto questi dati e allora si che il film poteva essere più tetro!

lunedì 20 luglio 2009

Puzza di compostaggio o c'è dell'altro?

di Gianleonardo Corda

Non c'è dubbio che l'impianto di compostaggio generi odori poco gradevoli, ma oltre a questo c'è qualcosa di misterioso e sinistro che avviene un po’ più in la, durante la notte mentre tutti dormiamo, e che riversa nell'aria, senza che invece alcuno ne parli, tonnellate di veleni:
indirizzate lo sguardo verso la fiamma della Syndial e chiedetevi cosa succede in quel sito.
Non fatelo questi giorni però, perchè forse a causa dell'allarme odori la fiamma è (stranamente) piccola e fioca. Certe notti, invece, i fumi neri e densi ricoprono il cielo da Macchiareddu fino a Sarroch e oltre. Solo grazie al maestrale non sono visibili la mattina. Per questa ragione nei giorni di poco vento la fiamma rimane quasi spenta. Strano vero? Miracolo o astuzia?
Ascoltare, anche assecondare, la giusta protesta dei cittadini è sacrosanto. Giustissimo quindi convocare il giorno 18 luglio una interessante riunione pubblica per discutere di un'argomento molto sentito, ma attenzione al come ci si pone di fronte a un problema, quale importanza gli si assegna, perchè un conto è l'odore sgradevole del compost, altro sono le porcherie che certe lavorazioni misteriose ci costringono a respirare, a volte in modo totalmente inodore.
Chiunque di destra, sinistra o centro, abbia a cuore la propria salute e quella dei suoi cari la smetta di pensare sempre al Sindaco come capro espiatorio di tutto, (uno sport molto diffuso in questi tempi a Capoterra!), si occupi piuttosto di scoprire chi e cosa è veramente responsabile.
Perchè non indagare, per esempio, su chi decide di effettuare certe "lavorazioni" solo durante la notte e solo in certi giorni? Chi dà l'ordine a Macchiareddu? Lo da il Sindaco, gli Assessori, il Dirigente di turno? Oppure viene da... ROMA ?
Cosa si brucia dentro la Syndial? E cosa scaricano le navi che attraccano al pontile "della Rumianca"? Cosa contengono quelle enormi cisterne arruginite? Al fianco dell'oleodotto sono stati scavati dei pozzi di prelievo di sostanze tossiche finite in falda qualche anno fa? Quali sono queste sostanze?
Anni fa ci fu il tentativo di trasportare dalla penisola, e scaricare nei serbatoi di Macchiareddu, il CAPROLATTAME materia estremamente tossica, che si voleva smaltire "lavorandola" proprio negli impianti della Syndial? Non si è saputo più nulla, eppure all'ingresso dello stabilimento, stampata nei cartelli di pericolo visibili a chiunque la sostanza è elencata come presente, insieme ad altre altamente tossiche, anche se poi sullo stesso cartello è stata depennata con una striscia rossa.
Tante, tantissime domande senza risposte, che potrebberso invece essere fornite dagli organismi preposti alla tutela della salute pubblica. Basterebbe solo la volonta, anche politica, di indagare e controllare, perchè qui c'è in gioco, oltre alla sicurezza di qualche busta paga, anche la sicurezza e la salute di decine di migliaia (DECINE DI MIGLIAIA!!) di persone. Altro che odori sgradevoli!
Chi è in grado di intervenire, quindi, lo faccia.
Forse cosi la smetteremo tutti di abbaiare alla luna.
Gianleonardo Corda